Di Marco Galardini
CENGIO (SV). Si fa sempre più complessa la posizione giudiziaria di Mattia Garello, il ventiseienne che la notte dello scorso 5 settembre si trovava insieme ad Alexandra Bardelle, la giovane madre di vent’anni residente a Cengio, deceduta tragicamente per arresto cardiaco dopo aver assunto un mix fatale di alcol e sostanze stupefacenti. La Procura ha infatti deciso di iscrivere il giovane nel registro degli indagati anche per l’ipotesi di reato di atti persecutori e stalking, un’accusa pesante che va ad aggiungersi a quella già pendente di morte come conseguenza di un altro reato, avanzata per chiarire se sia stato lui a cederle la dose di cocaina risultata poi mortale. L’inchiesta, condotta dai carabinieri e coordinata dal pubblico ministero Maddalena Sala, si sdoppia così in due distinti filoni investigativi volti a ricostruire con esattezza gli ultimi mesi di vita della ragazza. Un tassello fondamentale per fare luce sui molti punti ancora oscuri della vicenda sarà rappresentato dalla perizia tecnica affidata in queste ore a un consulente del tribunale, che analizzerà nel dettaglio lo smartphone della vittima. Attraverso lo studio di messaggi, chat e tabulati telefonici, gli inquirenti contano di verificare se vi fossero stati gravi e continui momenti di tensione all’interno della coppia, tali da integrare il reato di stalking, e allo stesso tempo di individuare eventuali contatti con terze persone che potrebbero aver fornito la droga. Dal canto suo, la difesa di Garello, rappresentata dagli avvocati Franco Aglietto e Francesco Ruffino, ha fatto sapere di prendere atto della nuova iscrizione in attesa di conoscere gli atti ufficiali, ricordando come il ventiseienne abbia sempre sostenuto di non aver mai ceduto sostanze stupefacenti alla fidanzata. Quella che doveva essere una serata di spensieratezza estiva tra Laigueglia e le Vele di Alassio si è trasformata in un dramma che ha sconvolto l’intera comunità locale. I genitori di Alexandra, stremati da un dolore inconsolabile, continuano a chiedere a gran voce che venga fatta piena luce sulla verità, ricordando la figlia come una persona meravigliosa e ribadendo con fermezza che la ragazza non aveva mai fatto uso di droghe prima di quella tragica notte.
Fonte: https://www.corrieredigenova.it/ Corriere di Savona
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